Il mio Pinguino. Valladolid 2014.

 

08/01 Dopo giorni per non dire mesi di attesa, preparativi minuziosi, controlli continui al meteo e alla motocicletta è finalmente giunto il grande giorno, la moto mi attende in cortile già carica di tutto punto, dotata dei vari dispositivi del caso per proteggere me e anche lei dal freddo, non m i resta che iniziare la vestizione, come l’armatura di un grande e valoroso guerriero, la mia tenuta si compone di vari parti, non sempre perfettamente in armonia estetica fra di loro ma che comunque mi assicurano un discreto confort e un sicuro riparo termico.
Tre, due, uno, partito, Carla mi saluta ed io inizio il lungo viaggio che mi porterà si al Pinguino ma anche all’estremo confine delle terre emerse nell’ovest della penisola Iberica, statale fino al Colle del Monginevro dove incontro la neve e faccio la prima sosta giusto per metterci le gomme sopra, da Briancon scavalco il Lotarè direzione Grenoble poi Valence ed infine Le Puizin, un grazioso paesino un pò medioevale un pò retrò tipicamente francese, adagiato sulle sponde del Rodano ed è proprio sulla sponda sinistra del grande fiume su cui vedo passare a più riprese grandi chiatte cariche dei più svariati materiali che sorge il mio Hotel tanto economico quanto accogliente in cui dopo una lauta cena mi rifugio.

09/01 Cavalco l’intera mattinata il Massiccio Centrale tra goccioline curiose e nebbie che mi nascondono il paesaggio, vedo sfilare lungo la strada vecchie case di pietra ansiose di svelare le esistenze passate degli uomini coraggiosi che le hanno abitate oscure foreste irte di abeti fitti come stuzzicadenti nella loro confezione e pascoli punteggiati di mandrie e greggi, il pomeriggio sono al sole, innanzi a me i Pirenei innevati fanno da cornice al mio orizzonte, penso alle Alpi che ieri mi sono lasciato alle spalle, fin qui tutto è stato facile, quest’anno non fa neanche freddo ma come è sottile il filo che mi tiene saldo sulla strada, basta una nuvola, il gelo e tutto si trasforma, il mio percorso diventa una trappola scivolosa, la velocità cala drasticamente, si procede a stento, col fiato sospeso, temendo ad ogni istante il peggio impantanati nelle sabbie mobili in un clima ovattato quanto surreale.
Anche questa giornata volge al termine, sono a Lourdes ed è la terza volta che ci vengo sempre in moto e neanche a farlo apposta sempre con la stessa, eppure sono passati sedici anni dal mio primo pellegrinaggio, incredibile ho passato più tempo con la mia Fj che non con una delle mie tante o poche donne, mia moglie Carla compresa e non è un caso che per così tanti anni noi si abbia viaggiato insieme: La corteggio dal suo primo vagito in concessionaria, l’ho studiata, toccata, smontata, accudita amorevolmente nella luce fioca dell’officina di via Prandone, ho cercato di porre rimedio ai suoi pochi difetti ed ho ammirato i suoi tanti pregi ho invidiato Maurizio Santini che già la possedeva, piano piano sono cresciuto, maturato, ho completato il mio sviluppo evolutivo di motociclista ed alla fine l’ho incontrata per caso, abbandonata in un capannone confusa tra altre motociclette smarrite, orfane dei loro proprietari che le avevano abbandonate, me la sono portata a casa e da allora ci apparteniamo.

10/01 Lascio Lourdes che è ancora buio, dieci gradi, favoloso oggi tocca ai Pirenei essere scavalcati, Colle Del Portalettere, anch’esso ammantato di neve e poi giù a Jaca per una breve visita alla cattedrale, il sole mi resta compagno in questo caldo inverno e finalmente eccomi al Pinguino, mi mescolo ai migliaia di motociclisti in coda per la punzonatura, nessun Italiano in vista, si sente parlare solo spagnolo o francese, poco male per la stagione forse mi sono allontanato troppo eppure non mi basta, solo a Cabo De Roca penserò al mio rientro alla base. Faccio alcuni giri nell’area destinata all’attendamento, ecco il luogo adatto per creare il mio piccolo rifugio, non troppo defilato ma neanche troppo vicino alla traiettoria dei Pinguineros più irruenti che magari decidono di fare due sgasate dopo un’abbondante bevuta, in meno di un’ora la mia lussuosissima camera da letto è pronta con tanto di copertina termica sotto il materassino e trapunta di lana supplementare, indosso il mio giubbino da raduno rivestito di medaglie e petch, calzo la pila frontale e sono pronto per un caldo e saporitissimo brodo Pinguinero offerto dall’organizzazione, la serata prosegue girovagando in mezzo alle varie coreografie messe in atto da gruppi di motociclisti intraprendenti e burloni, fino a concludersi, almeno per me a mezzanotte con la “GRAND CELEBRASION DE ANO NUEVO MOTARD” una simpatica rievocazione del capodanno.

11/01 Notte tranquilla quella appena passata nella mia nuova tendina, il riscaldamento era un accessorio non previsto ma per fortuna sono in Spagna, all’Elefante sarà tutto più complicato ora però sono qua che mi gusto una buona colazione pinguinera, vago tra la moltitudine di tende, fuochi e motociclette alcune agghindate in modi stravagante. A dire il vero questo raduno non è famoso per la sua coreografia ma per i suoi tanti intrattenimenti organizzati al meglio nonostante la grande affluenza di pubblico, oggi stunt-freestyle poi cena pinguinera quindi concerto e a chiudere spettacolo erotico, il massimo della vita per il motociclista da bar ehh pardon volevo dire da raduno. Alle dodici grande sfilata, non posso perdermela, sacrifico qualche decimo di frizione e mi incolonno anch’io ai migliaia di partecipanti, siamo avvolti nella nebbia solo più tardi il sorre verrà a farci visita, procediamo al rallentatore è la mia prima sfilata al Pinguino nonostante sia già la terza edizione a cui partecipo e per l’occasione mi sono fabbricato un accredito stila gara ciclistica da apporre sulla moto. Mai vista una citta (Valladolid) con più motociclette che auto, sono ovunque, riempiono viali e marciapiedi, ogni piazza ne è stracolma, un insieme multicolore rilucente di bandiere e cromature a cui fanno eco sgasate al limite del guasto meccanico, visto che le moto non si rompono più cerchiamo noi di porre una pezza a questo problema.

12/01 Il Pinguino anche quest’anno entra a far parte dei ricordi ma il piatto forte per me ancora deve arrivare, mi incammino mentre molti ancora dormono, i postumi delle moltissime birre e chissà cos’altro ancora non sono stati del tutto smaltiti, una leggera nebbiolina che lascia intravedere un cielo stellato mi fa ben sperare e invece no, il cielo è grigio, sempre di più, comincia a piovere, ora diluvia per fortuna la mia tenuta da palombaro è sufficientemente stagna, raggiungo Fatima nel primo pomeriggio, dove uno scampolo di quasi sereno mi permette in tutta calma di far visita alla cappella dell’apparizione ceri di rito e via, nuovamente sotto la pioggia. La visita a questi luoghi di devozione, che ci crediate o no, non può lasciare indifferenti, forse mi faccio troppe domande, sono troppo pignolo come spesso mi viene ricordato ma sempre più mi convinco venendo a contatto con altre culture che il nostro modo di vivere, quello che ci è stato insegnato fin da piccoli: Cresci, studia, fai figli, arricchisciti; non sia quello giusto, l’accrescimento del “PIL” non può essere lo scopo della nostra vita, vorrei evadere dall’ingranaggio in cui sono inserito e questo desiderio di cambiamento diventa ogni giorno più pressante lo spazio in cui sono costretto non può in alcun modo contenere i miei sogni, rischio di scoppiare distruggendo tutto quello che di buono ho saputo costruire fino ad ora, spesso mi sembra di soffocare, oppresso da tutto e da tutti, poi per fortuna torna il sereno, le mie crisi esistenziali non hanno mai vita lunga, Carla lo sa bene.

13/01 A Nazarè, che emozione trovarsi di fronte all’oceano, onde lente e maestose si infrangono su di una spiaggio disegnata dal mare, sabbia corallina che il vento trasporta sulla passeggiata, un quadretto idilliaco in cui inserisco me e la mia motocicletta per una foto, appena colazionato (Ehhh bè) la percorro a piedi, giocando con le onde sul bagnasciuga, mi dirigo quindi al vecchio quartiere di SITIU da dove lo sguardo può abbracciare per intero questa spiaggia sterminata, sosta al Santuario di Nostra Signora di Nazarè, ora sono diretto a Cabo De Roca, il sole mi riscalda tanto che decido di alleggerire la mia corazza. La vista dalla scogliera spazia sull’Atlantico, qui non c’è ombra di sabbia, solo roccia a contrastare la forza degli elementi, mi sembra quasi di vedere la costa degli States; Poi Lisbona, sfreccio sul Ponte 25 de Abril ed eccomi a Setubal in attesa del traghetto per Troja, mini traversata oceanica, mentre lentamente scivolo sull’acqua, calano le ombre della sera, alcune navi in attesa di entrare in porto giacciono immobili, rilucenti nel sole morente, paiono abbandonate, la costa è ormai un tripudio di luci, i suoi contorni piano piano scompaiono, smarriti nella notte, sbarco, il mio albergo è a Cercal, non dista molto, presto sarò al sicuro.

14/01 Quest’oggi sarà l’Algarve la mia terra di conquista, il cielo è grigio ma non piove, per stradine secondarie, le mie preferite, raggiungo Cabo de Saint Vincente, gli ultimi chilometri da Sagres sono una lunga balconata sull’oceano, le altissime scogliere si intervallano a deliziose spiagge di sabbia fine raggiungibili a volte solo con arditi sentieri fra le rocce, qui vedo già all’opera nonostante la giornata non proprio estiva numerosi surfisti che con le loro tavole ingaggiano serrati duelli con i cavalloni che vanno a morire sulla sabbia, lungo la strada sostano i loro furgoncini Wolkswagen e non, attrezzati come lussuosi caravan, breve sosta al faro poi la pioggia mi ingiunge di ripartire, percorro la costa sino ad Albufeira e Faro qui imbocco la quattro corsie, Siviglia e la Giralda, protagonista di duello di inaudita violenza col mitico Don Chisciotte, sarà la mia prossima tappa. Entrato in citta, chiedo indicazioni, una ragazza in scooter con tanto di minigonna mi invita a seguirla, le mostro perplesso il divieto di accesso ma lei dice che per le moto non vale, parcheggio proprio accanto alle mura della cattedrale e senza perdere un minuto sono all’interno dell’edificio. Credo di aver visitato più siti religiosi io che il più giramondo dei sacerdoti, ad ogni modo anche questa è fatta, l’elenco delle cose da vedere anche oggi si è esaurito, inseguendo nella penombra il fascio luminoso della mia motocicletta raggiungo Chipiona dove un piccolo Hostal mi attende per la notte.

15/01 Anche stamani, come primo atto di devozione, mi cucco la Cattedrale di Jerez de la Frontera dopo di ché, la mia passione per i vini pregiati mi porta a far tappa alle cantine Sandeman e Tio Pepe due esempi di produzione dello Sherry fiore all’occhiello di questa bellissima cittadina, questo vino caratterizzato dall’elevato grado alcolico viene prodotto prevalentemente con uve Palomino raccolte a maturazione molto avanzata, ad un certo punto della fermentazione il mosto subisce l’aggiunta di alcool, viene fatto quindi invecchiare in piccole botti, subendo vari travasi sino a raggiungere il giusto grado di maturazione ( Metodo Soleras ). Le due preziose bottiglie da me acquistate, rispettivamente Fine ed Oloroso, accuratamente imballate, dopo il lungo viaggio verso casa andranno ad aggiungersi alla mia già nutrita collezione. Per strade tortuose, seguendo la N340, interminabile via del Mediterraneo, raggiungo Tarifa appena in tempo per assistere alla partenza del traghetto diretto alla volta di Tangeri in Marocco (Sono pronto a scommettere che da qui a qualche mese avrò l’opportunità di salirvi a bordo, credo con una GS….) Ma non c’è tempo ora per fare progetti il mio mezzo già mi conduce verso Gibilterra, dove dopo adeguati controlli doganali faccio ufficialmente ingresso, territorio Anglosassone, benzina ulteriormente ribassata, ed una miriade di motorini che per nulla rispettosi dell’anzianità della mia Fj, mi sorpassano da tutte le parti, parcheggio proprio sulla punta estrema della rocca, dove un piccolo museo annidato in un vecchio fortino, residuato bellico, mi mette al corrente delle vicissitudini storiche di questa piccola nazione. Un intrico di gallerie, scavate nel corso delle molte guerre che qui sono state combattute attraversa in tutte le direzioni la roccia di questa propaggine d’Europa, per ben tre volte lungamente assediata non tradiva la sua inespugnabilità restando sino ai giorni nostri colonia Inglese a guardia dell’omonimo stretto. Mentre sotto un sole splendente ed un clima da primavera inoltrata raggiungo Campanillas nei pressi di Malaga un’idea balorda si fa strada nella mia mente, sempre a caccia di sfide del tutto personali, me ne sta venendo in mente una bella grossa, quella definitiva: Potrei percorrere gli oltre 2000Km che mi separano da casa in un’unica tirata, viaggiando tutta la notte in sella al mio mezzo, oltre tutto visto che le previsioni in Francia sono pessime arriverei molto in anticipo sulla mia attuale tabella di marcia avendo più tempo per affrontare il Colle di Tenda probabilmente innevato.

16/01 Una lunga cavalcata mi attende oggi, la più lunga della mia carriera di motociclista, non ho ancora messo al corrente Carla dei miei progetti di viaggio, veramente non ne sono sicuro neanche io, la mia scaletta non prevede visite ma solo chilometri, tanti chilometri quando il sole sarà tramontato, in base alle mie condizioni fisiche, deciderò se tentare l’immane cimento. Per ora penso solo a godermi la strada ed il clima ancora estremamente favorevole, la mia motocicletta per nulla intimorita dal tour de force che l’aspetta procede sorniona, contagiri sui 3500 RPM, vibrazioni ridotte al minimo, la sua determinazione a proseguire nel gesto atletico è ammirabile, come un vecchio curvo sotto il peso dei suoi anni procede a passo lento ma costante dando l’impressione che le sue energie siano ben lontane dall’esaurirsi. Anch’io mi sento bene, le piaghe di decupito che temevo mi venissero al fondo schiena, per ora non si sono presentate, dopo Malaga mi sono lasciato alle spalle: Almeria, Alicante, Valencia, Barcellona, riuscendo quasi completamente ad evitare le strade a pedaggio, è quasi mezzanotte sono alla Jonquera ormai Carla avrà preso sonno, i suoi timori per la mia sorte spero abbiano ceduto alle braccia di Morfeo, gli occhi mi bruciano leggermente ma non sono poi così stanco in questi giorni di viaggio ho dormito sempre molto, ce la posso fare. Mangio qualcosa poi faccio il pieno, rasato rasato, d’ora in avanti la benzina costerà sempre più cara, attraverso la frontiera scrutato da due uomini della Guardia Civil sulla loro vettura in sosta, i negozi lungo la strada sono solitari e silenziosi, moltissimi autotreni sono ammassati nei grandi parcheggi, i loro motori riposano, la mia Fj invece prosegue testarda una gran parte della distanza è stata percorsa anche lei sente di poter superare la prova, tanto per non smentirmi, decido di fare un pò di statale, scivolo attraverso i villaggi addormentati, come un fuggiasco risalgo l’entroterra Francese ogni tanto ho l’impressione di non essere io a guidare, non sento più il manubrio fra le mani, le mie braccia sono scomparse, giaccio abbandonato sul mezzo che istintivamente porta avanti la sua fatica. Alle 8 del mattino sono a Nizza sotto il diluvio universale, la citta è paralizzata, alcuni sottopassi sono allagati e le vie sono prese d’assedio dalle automobili, neppure in moto riesco a trovare un varco, sono costretto a fare lunghi tratti sui marciapiedi, per fortuna la Gendarmeria Francese chiude un occhio nei confronti dei motociclisti, impiego oltre due ore per imboccare la strada verso Sospel, solo per scoprirmi a viaggiare nel bel mezzo di un torrente ma neanche a dirlo, l’unica a non soffrire per questo stato di cose è lei, la mia motoretta, nonostante sia ormai da molte ore costretta sotto l’acquazzone e con le ruote che sparano acqua fin sul cupolino, neanche uno starnuto va ad inficiare la sua performance, evidentemente prima di partire ed a mia insaputa aveva fatto il vaccino antinfluenzale. Ormai sono al Tenda la neve è caduta abbondante ma la strada ne è sgombra, all’uscita dalla galleria però amara sorpresa, evidentemente chi di dovere non ha saputo spazzare le strade con la stessa solerzia dimostrata sul versante Francese, la strada è una candida pista da sci, accosto, l’unica è sgonfiare al massimo le gomme e dire una preghiera, mi avvio adagio in prima marcia, l’Fj mi fa l’occhiolino, si fida di me, piano piano superiamo i tornanti in discesa e a Limone la strada è nuovamente percorribile in sicurezza, al distributore faccio ripristinare la pressione delle gomme, sono quasi le due del pomeriggio, ho i guanti marci, da ieri sera non mangio nulla, mi accorgo di stare tremando, il freddo mi ha ormai penetrato le ossa ma è fatta, ultimi 100 Km entro in cortile stremato, zuppo, scendendo dalla moto faccio fatica a camminare, abbraccio Carla ed entro in casa a scaldarmi mentre lei rimane fuori, abbandonata sotto la pioggia, come se non fosse suo il merito di aver superato tante e tutte queste difficoltà, gli ultimi 2050 Km percorsi insieme in inverno in un’unica tappa, 35 ore spostando il nostro baricentro in ogni direzione questo record di certo non lo batteremo, questa notte non verrà dimenticata.

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