L’ultimo Elefante del GS.

29/01    Sembrava quasi che una banale nevicata, potesse annullare il mio giretto invernale, il secondo di quest’anno, invece no, anticipando la partenza di un giorno ho battuto sul tempo gli eventi climatici ed ora con tutta calma e cielo quasi sereno posso visitare il centro storico di Bregenz, graziosa cittadina Austriaca affacciata sul lago di Bodensee.  Stamane partito di buon ora, ho schivato i primi fiocchi  alle porte della  Svizzera , Ponte Tresa mio abituale punto di passaggio sulla strada per l’Elefante mi ha accolto con una temperatura tutt’altro che invernale merito del suo vasto ed incantevole lago, gioiello incastonato fra alte montagne,  vignetta autostradale e via sulle tortuose e divertenti autostrade Elvetiche,  San Bernardino con breve divagazione al paese su strada completamente ghiacciata e poi giù oltre le alpi fino a Waltershofen piccolo paesino sull’autostrada per Monaco dove ho scovato a prezzo modico una magnifica Gasthof in stile Tirolese, credo che il fattore tempo sia determinante per la buona riuscita di un viaggio, molto spesso si rischia di veder scorrere il paesaggio attraverso la visiera del casco, si sfreccia veloci attraverso  campagna e città, ci si arresta a fermate prestabilite e si ritorna a casa stanchi, stressati e non completamente soddisfatti (Vale in special modo per le passeggere) avendo visto poco e capito ancor meno.

30/01    Tappa di trasferimento oggi a Monaco, partendo con un giorno d’anticipo, la giornata è un po’ persa, poco male dopo aver occupato la camera in un albergo assai lontano dal centro, ne approfitto per bighellonare attorno ad Assankirchen,  Rataus,  Frauenkirche,  il mio abbigliamento alimenta qualche perplessità nelle persone che incontro, alcuni mi scrutano curiosi, altri sorridono si domanderanno da dove arrivo cosi conciato, una via di mezzo tra un eskimese ed un indiano d’America, quasi per caso arrivo in Karlsplaz,  con la sua monumentale fontana crocevia delle principali arterie della città, ad ogni Elefante  scopro un pezzo di Monaco, ci passo ad ogni edizione,  la prima volta vi ho soggiornato per ben tre giorni con Carla, mia moglie ed è stato amore a prima vista. Ritorno sui miei passi, domani me ne andrò come al solito sotto un cielo grigio verso la buca, ora sono  con Evan, amico romano conosciuto l’anno passato a Solla giunto sin qui  a bordo del suo GS carico come una bestia da soma ma, come lui stesso mi assicura (tutte cose assolutamente utili ed indispensabili). Ci siamo dati appuntamento qui per vivere insieme un altro mitico Elefante, la camera è munita di un provvidenziale angolo cottura e dopo aver fatto la spesa ci alterniamo ai fornelli, vengo addirittura intervistato con tanto di telecamera, la mia espressione denuncia chiaramente  l’imbarazzo di cui sono vittima

31/01    2° Capodanno 2014, sono all’Elefante, circondato da ragazzi che non conosco ma che come me hanno voluto raggiungere questo atipico ombelico del mondo, ognuno racconta la sua storia, porta una testimonianza delle difficoltà incontrate lungo il cammino sino a qui, nella buca.  Strano presepe si è venuto a creare in questo spazio gelato, ognuno si sforza di apparire ciò che non è, illuso per poche ore di vestire i panni del suo eroe preferito, moderno Don Chisciotte sul suo cavallo d’acciaio, non la Giralda, non i mulini a vento non duelli d’inaudita violenza ma vani tentativi di superare dolci dislivelli innevati, motori che urlano, fango e neve che volano poi il silenzio.  La notte è ormai  sovrana la mia moto fuggita dalla strada è  circondata dalle tende che spuntate come funghi a poco a poco l’hanno imprigionata, pile frontali danzano nell’oscurità,  falò, scintille, ruggiti di motori stremati venuti qui a morire, voci lontane con idiomi a me incomprensibili. Seduti attorno al fuoco che deforma le nostre facce, sembriamo demoni evasi dagl’inferi o più semplicemente dalle nostre vite reali, qualcuno ancora arriva, dopo mille peripezie  gira la chiave, scende dalla  motocicletta, si allontana da lei dopo ore e giorni di viaggio, cesarea separazione, dolorosa, forse non voluta ma salutare.  Non so se ancora mi sarà concesso di essere qua, ogni anno penso che il mio tempo stia per finire (Pensa come se mai dovessi morire, vivi come se dovessi morire subito)  mi immagino vecchio, stanco, seduto sui miei ricordi a pensare al tempo sprecato eppure ci ricasco, una forza misteriosa mi conduce in quest’assurda confusione, spero che il mio tempo non si esaurisca stanotte il mio viaggio domani potrà continuare.

01/02    Prime luci dell’alba, le stelle impallidiscono, il raduno ora è silenzioso, passeggio tra le tende addormentate mentre piano piano il nuovo giorno nasce, le braci fumanti dei falò  attendono di essere ravvivate  ed alimentate di nuovo combustibile, qualcuno si risveglia, volti stralunati ed infreddoliti emergono dai sacchi a pelo, oggi è sereno e il sole appena spuntato incoraggia la ripresa delle attività.  Caffettiere gorgoglianti fanno la loro comparsa, mentre scrivo un raggio di sole evade dal bosco, mi abbraccia, il suo calore mi avvolge e mi rincuora a pochi metri da me sento Caronte, Gigante, Motopatito, Uaz,  Jack, Monster, Wrc e tutta la compagnia, vociferare di viaggi estremi, geniali riparazioni meccaniche e metri di neve che ci attendono al di là del Brennero, per ora ci limitiamo a mangiare, godendoci il tepore che fuoco e sole ci regalano, la mattina scorre calma poi grande spaghettata, foto ricordo e qualche acquisto alle bancarelle nell’arena. Vedo le solite facce, i personaggi  di sempre, con le spillette commemorative dell’evento che ciondolano dai loro berretti e giubbotti sempre più lunghe, vengono riproposte le coreografie di tende e motori ogni anno uguali, magari arricchite di qualche particolare piccante, un manichino con sinuose ed esagerate forme femminili,  un trofeo di animale oltraggiato dal contesto in cui è inserito insomma quello che cambia ogni anno è solo lo striscione di benvenuto che accoglie gli sventurati all’ingresso dell’accampamento: 58° Recita oggi, l’odore di fumo che penetra le mie narici è lo stesso che ho respirato 24 anni fà arrivando qui per la mia prima volta imberbe ed inesperto diciottenne sul mio Ducati Pantha datato 1978  e che ieri appena alzata la visiera del casco mi ha rifatto emozionare, ricordo la mia paura al Brennero sotto una fitta nevicata ed il mio sconcerto arrivando a sera inoltrata quando l’oscurità mi impediva di vedere i contorni di ciò che mi apprestavo a vivere, riportandomi però i rumori e gli odori.  Ora tutto mi è famigliare tranne l’emozione, quella che provo ogni volta togliendomi il casco d’innanzi al botteghino dell’iscrizione per la classica foto di rito.

02/02    Grande fermento stamane nella buca, a parte Evan che fatica a trovare la cerniera per aprire la tenda, tutti si sono alzati presto, il cielo è grigio e tutti si affrettano a ricomporre il mosaico delle loro motociclette: Fornelletti, griglie, staffe, corde, seggiolini attrezzi da campeggio e contenitori vari tutto ciò che teoricamente avrebbe potuto essere utile ora deve ritrovare la giusta collocazione sul mezzo, il viaggio di ritorno è lungo e probabilmente  anche innevato. Io sono pronto il mio GS che unico del gruppo ha riposato accanto alla tenda attende ora un varco per poter prendere il largo, la mia eccitazione è al massimo per me infatti non si tratta di ritorno ma di una seconda partenza, Carla a quest’ora sta parcheggiando a Malpensa, tra poche ore potremo riabbracciarci, nonostante solo 200Km mi separino dalla meta lei arriverà prima di me il suo mezzo di trasporto, l’aeroplano è infatti assai più comodo e veloce ma vuoi mettere guidare sulle strade ghiacciate capitano del mio destino? Ho scoperto da quando i km dei miei giretti hanno superato le 4 cifre che per mantenere l’armonia di coppia forse era meglio concedere alla mia donna una scorciatoia,  questa nuova filosofia di viaggio si è dimostrata vincente permettendo a me di godere al massimo di tutte quelle amenità che il viaggiare a largo raggio e in posti difficili comporta e a lei di evitare una parte dei disagi incontrati strada facendo fondendo le nostre esistenze e rendendole indissolubili.

Giunto sulla strada principale svolto verso est, Praga è la meta del giorno, scivolo attraverso fitte foreste sulle strade ghiacciate , la giornata uggiosa rende tetro e monocromatico il paesaggio, mi ferma anche la Polizia:  Elefantentreffen?  Yaa!  Etilometro, tutto ok, posso ripartire, mi lascio guidare dal navigatore, pessima scelta, la strada diventa sempre più stretta e a forza di svolte mi ritrovo su una viuzza larga due metri e ricoperta di ghiaccio, la pendenza aumenta, sotto di me scorgo dei tornanti, meglio fare inversione, non mi reggo in piedi, a stento riparto, lentamente torno sui miei passi dove al primo paese un passante mi informa: Questa strada è stata dismessa, viene percorsa solo da trattori, cacciatori e cercatori di funghi, con la neve in moto è meglio evitarla, viaggiando in situazioni difficili è facile cacciarsi nei guai, l’Elefante non è finito fino a che non si rientra nel cortile di casa.

Finalmente sono in aeroporto, PRAGA-RUZYNE, Carla è già arrivata, ci salutiamo emozionati, che freddo esclama, a me lo dici, rispondo io, ora si tratta di trovare l’albergo,  il navigatore in questo caso si rivela prezioso, la moto trova posto sul marciapiedi di fronte alla reception, tranquillo qui è sicuro, per due giorni non la sposterò.

05/02     Nuovamente solo mi allontano da Praga, appena qualche minuto fa salutavo Carla che entrava nella metropolitana, baci ed abbracci, le nostre strade nuovamente si dividono, un’esistenza in viaggio ecco quello che mi piacerebbe realizzare, spostarmi sulle strade del mondo cullato e protetto dalla mia motocicletta, intraprendere quel percorso che senza inversioni di marcia, senza giri di boa, senza mai voltarsi indietro mi riporta alla mia casetta ai miei cari alla cameretta in cui prendono forma i miei sogni.   Sono le 15.30, passeggio in Alexanderplaz, Berlino mi ospita per la notte,  attraverso la porta di Brandeburgo,  Checkpoint  Charlie,  ormai è notte, soffia un venticello gelato che taglia le orecchie, di fronte al Duomo ad una bancarella, acquisto una maschera antigas, originale della guerra mi viene assicurato, la potrò sfoggiare a qualche raduno, è di moda, mentre rientro in albergo scorgo la luna che a fianco della torre della televisione mi augura la buona notte, i miei amici di Travelbike a quest’ora stanno rincasando dal lavoro, il mio Elefante continua.

06/02     Tappone finale oggi, 800km e sarò al giro di boa, meta raggiunta, prima di lasciare la Germania faccio spesa al discount , il B&B che mi attende ad Aalborg mi mette a disposizione la cucina quindi per i pasti sono autosufficiente, i prodotti alimentari in Danimarca sono molto cari, meno la benzina, assolutamente gratis l’autostrada, risultato mangia poco e guida tanto.  I fitti boschi di abeti che ieri mi avevano accompagnato oggi cedono il passo a dolci ondulazioni di un verde intenso, trapuntate di fattorie con stalla e pala eolica al fianco, il cielo è talmente grigio e le nuvole così basse che temo di esserne inghiottito, arrivo in città coi lampioni accesi e una pioggerellina sottile che mi bagna la visiera, fermo alla banca per procurarmi qualche corona, un po’ di pane 6€.  al chilo il pieno, ora cerco l’albergo che dista circa 12 km, la strada è fiancheggiata da mucchi di neve alti oltre due metri, sono costretto a bussare ad una casa per chiedere informazioni, l’ho mancato di poco, dista solo 200 metri, imbocco un lungo vialetto ingombro di neve al cui termine mi attende una vera fattoria Danese con mucche e cavalli, sperduta nella campagna, domani potrò meglio coglierne i contorni, il padrone di casa mi accoglie allarmato: In moto dall’Italia? Sono l’unico ospite che pacchia, ora vi lascio, devo cucinare.

07/02     Stamattina anch’io mi attardo fra le lenzuola, la mia cameretta è calda ed accogliente e al piano di sopra nel sottotetto interamente in legno bianco ho a disposizione un’enorme sala da pranzo con angolo cottura super attrezzato e tavolo da pingpong  oltretutto sta piovendo, il vento che soffia dall’Atlantico porta con se basse nuvole grigie che veloci scorrono sulla mia testa, guadagno la via principale e mi dirigo verso la costa, la distesa  d’acqua non ha contorni, il suo colore simile a quello del cielo che la sovrasta non permette di distinguerne i confini, raggiunto il Limfjorden mare interno su cui galleggia questa piccola nazione, incredibile di fronte a me appare un deserto di ghiaccio, le onde immobilizzate dal gelo somigliano a fantasmi, cammino su questa sostanza molle ed inzuppata d’acqua con la paura di esserne inghiottito, il piccolo traghetto che in un quarto d’ora mi porterà sull’isola di Morso, mi prende a bordo, lo scafo urta le lastre di ghiaccio che ostacolano il suo lento incedere  ci fondiamo in quest’atmosfera lattiginosa surreale solo il grigio e le sue varie tonalità dipingono ciò che i miei occhi scrutano, pochi minuti e riappare la terraferma.

La strada che percorro è deserta , molte le casette che incontro , alcune con tetto di paglia  sembrano in letargo, gli abitanti, sospesi nei loro destini, attendono l’arrivo della bella stagione, sono solo le tre ma già la notte è vicina, anche il grigio si spegne e tra cielo e terra non vi è più differenza.  A Sundsore  altra breve traghettata su di un mare color petrolio, è incredibile che io sia qui, l’ebrezza che mi assale in queste situazioni, giustifica ampiamente la fatica per arrivarci, un brivido mi percorre la schiena e mi riporta alla realtà, mentre percorro la periferia di Aalborg  mi domando:  Dove sto andando? Noooo ho scordato di prendere il bigliettino della mia casetta con l’indirizzo ed ora non ne ricordo neppure il nome, cerco di fare mente locale, ripercorro il viale della sera prima, seguo la statale nelle tenebre fintato che le luci rosse lampeggianti di due pale eoliche mi aiutano a prendere il bivio giusto, un altro incrocio mi sembra a sinistra qui dritto ok c’è l’ho fatta, svolto nel vialetto una doccia bollente mi attende, anche oggi è andata.

08/02    Stupendo l’isolotto di Asaà,  un sottile braccio di mare lo separa dalla terra ferma, lo scavalco percorrendo in sella un esile ponticello in legno fino a giungere sul molo di un porticciolo con poche barche di pescatori, qui non c’è ghiaccio, la costa è punteggiata di Dacia,  minuscole casette di villeggiatura, oltre ad esse la spiaggia sabbiosa si estende a perdita d’occhio spoglia e selvaggia. Verso mezzogiorno arrivo a Skagen, le sue casette gialle straripanti di finestre bianche perfettamente restaurate, paiono di marzapane, tutto è perfetto, pulito, ordinato, al porto invece il giallo cede il posto al rosso mattone, di questo colore infatti sono tinteggiati i grandi capannoni  in legno, di fronte ad essi saldamente ancorati alla banchina sostano grandi e piccoli pescherecci, su cui molti pescatori si affrettano a finire le loro manutenzioni, oggi è Sabato e alle 14,00  tutte le attività si fermano, faccio appena in tempo ad acquistare l’ennesimo magnete da appiccicare sul frigo (Un angolino libero, dovrebbe ancora esserci) che lungo i marciapiedi vengono ritirate le merci in esposizione i negozi chiudono, il via vai di turisti e locali si esaurisce a pensarci su è ben strano che noi cittadini modello solerti nel perseguire la crescita del pil, consumiamo la nostra esistenza e le nostre energie nel tentativo spesso vano di accumulare  ricchezze, il possedere quante più cose possibile è ciò che ci spinge ogni giorno a rinunciare a vivere, nei paesi nordici la vita, specialmente nei lunghi mesi invernali, scorre con ritmi molto più lenti, dedicano molto tempo alla famiglia e alle loro passioni, trascorrono  molta parte della giornata nelle loro piccole ma accoglienti casucce colorate a ben guardare non mi sembra che se la passino poi così male, forse sarebbe ora di uscire dal plotone ed iniziare a ragionare con la nostra testa.

Risalgo in moto, ancora tre km mi separano da Grenen, punta della Danimarca, il parcheggio destinato alle motociclette è assolutamente deserto, strano, cammino a lungo sulla sabbia fino alla punta dove le onde provenienti da due mari diversi si infrangono le une contro le altre, quasi 58° di latitudine, di fronte a me invisibile, la costa Svedese con Goteborg,   una piccola foca scura, fa capolino tra le onde mi guarda  sembra voglia spronarmi a proseguire si immerge ma poi riappare a pochi metri dalla riva, infine scompare per sempre, tornata nel suo mondo, mare e terra che si fondono, due ragazzine si abbracciano e ridono con gioia, mi chiedono di essere fotografate, chissà cosa rappresenta per loro tutto questo.

La passeggiata mi ha riscaldato ma il sole che da stamattina gioca a nascondino con le nuvole stanco cede il passo alla pioggia mi affretto verso la moto  domani si torna a casa.

09/02    E’ triste accorgersi della nostra fragilità, ci sentiamo invincibili, sicuri del nostro destino e invece la bolla di sapone che ci circonda in un attimo può essere distrutta, sono circa le dieci del mattino, il cielo stamane è sereno, la visibilità ottima, felice come non mai sto percorrendo l’autostrada nei pressi di Arhus, per un attimo il mio sguardo si attarda su chissà che cosa, le mie fantasie mi rapiscono alla realtà, un tempo brevissimo ma sufficiente a porre fine in maniera brusca al mio idillio, quando riprendo coscienza di ciò che sto facendo è ormai troppo tardi, di fronte a me una Polo scura con targa Norvegese, procede a velocità ridicola, praticamente ferma in corsia di marcia, senza neanche aver frenato vengo catapultato in alto, atterro a fianco della vettura quindi striscio sull’asfalto e vedo il mio GS che come volesse punirmi per  quello che ho combinato punta dritto su di  me, per un attimo siamo di nuovo tutt’uno, la botta che ricevo nella schiena però è tutt’altro che piacevole.

Ormai è fatta piano piano mi rialzo, la Polo si ferma, immediatamente vengo circondato dagli automobilisti che numerosi hanno assistito alla scena, la moto ha la forcella spezzata più vari segni un po’ ovunque, cerco di capire ciò che è successo e di spiegarmi col mio scarno Inglese, pochi minuti ed arriva la polizia e l’ambulanza, mi fanno coricare sul lettino visitandomi accuratamente, accuso dolore alla schiena ma non sembra grave, la motocicletta viene caricata sul carro attrezzi ed io con lei raggiungo l’officina meccanica che la custodirà per circa un mese.

Nel frattempo però il dolore alla schiena aumenta, ora è  insopportabile, mi trascino al pronto soccorso dove vengo preso in carico da una nerboruta infermiera, parla Francese e riesco quindi a comunicare facilmente con lei, la struttura è stupenda, ogni malato che arriva viene sistemato in una stanza, anch’io ne occupo una,  asettica bianca e rossa sembra di essere al grand’hotel, sono tutti premurosi con me, vengo rifocillato e ricevo varie pillole colorate che mi attenuano il dolore, molte persone si succedono al mio capezzale, mi viene fatto l’esame delle urine, del sangue,  lastre alla schiena e al bacino più un esame speciale con liquido blu di contrasto  iniettato nelle vene in una enorme macchina cilindrica rotante che mi si rivolge  in Italiano.  Alle sei di sera il responso viene emesso, schiacciamento del rene sinistro, nulla di grave sopporta il dolore e presto starai bene, sono libero ma non so dove andare, zoppicando torno lentamente dalla moto, sta piovendo  nonostante i danni siano notevoli  testardamente provo a rimettermi in strada, con i pochi attrezzi in mio possesso tento e ritento di sistemare alla belle meglio la forcella ma alla fine sono obbligato a desistere, che fare, ormai è tardi, decido di montare la tenda qui nel cortile dell’officina, detto fatto, mentre mangio alcune provviste  sento una voce femminile che mi chiama, sarà un angelo penso, è venuto a prendermi, la mia ora è suonata, mi affaccio e vedo di fronte a me  Ane Kirstine, è molto carina e mi scruta dall’alto verso il basso con la pila frontale  calzata sul capo, abita lì nella via e sta portando a spasso il suo cane, una volta messa al corrente della situazione, senza esitare un’ attimo mi invita a passare la notte da lei, ovviamente vive col fidanzato, accetto volentieri, smonto la tenda e mi installo nella cameretta che mi viene messa a disposizione, latte e biscotti poi chiacchieriamo con l’aiuto di google traduttore il Danese è incomprensibile ma Ane Kirstine è molto simpatica e la serata passa in allegria, quasi scordo il motivo che mi ha condotto in casa sua,  il meccanico suo amico è molto bravo,  domani certamente troverà una soluzione per me.

10/02    Ore 09.00, Kirstine è andata al lavoro ed io attendo fiducioso vicino alla mia motocicletta, nulla da fare il danno è troppo grosso e senza una forcella di ricambio non si può fare nulla a malincuore smonto gli accessori e la targa,  non sono sicuro di tornare a riprendermi il rottame, se messo alle strette ho l’abitudine di essere un pò drastico e ora penso solo al mio prossimo viaggio a Dakar che in ogni  caso, visto l’accaduto,  non farò col GS.  Ora sorge un altro problema, due valige più bauletto fanno tre ed io ho solo due mani, il dolore alla schiena inoltre, non è certo passato, raggiungo quindi la fermata del bus distante qualche centinaio di metri portando due valige alla volta e tornando sui miei passi varie volte a riprendere la terza, poi ho un lampo di genio: Con una cinghia mi lego una valigia sulla schiena a mò di zaino e le altre due in mano,  è scomodo e doloroso ma almeno cammino più veloce e non devo abbandonare lungo la strada le mie cose.

Finalmente sono in stazione, pago una cifra altissima per il biglietto che mi porterà a Milano ed attendo sconsolato la partenza del mio treno.

Prima tratta Arhus – Amburgo, quindi vagone letto fino a Zurigo ed a seguire Milano,  da dove dopo altri tre cambi di vettura arrivo ad Asti, 26 ore di treno con valige ed abbigliamento da viaggio invernale in moto al seguito.

04/03    L’Elefante quest’anno sembra non voglia finire, pioggia battente stamattina in auto con Carla fino a Malpensa, due ore di volo e mi ritrovo catapultato in Danimarca, dal finestrino scorgo la citta di Copenaghen sotto di me, nella stiva come bagaglio una forcella usata per la mia piccina, ancora quattro ore di treno mi separano da lei presto  tornerò in sella.  Alle 14,30 sono in officina, Kirstine, il mio angelo custode è al lavoro, spero mi venga a trovare in Italia, sento sulla pelle il dolore di quel giorno, la paura, la delusione, quel sentimento di angoscia che mi premeva sul petto torna a farsi presente, solo il mal di schiena è passato, voglio far presto, portando a termine il mio viaggio potrò forse veder rimarginata quella ferita nel mio orgoglio che ancora non ha smesso di sanguinare, ci salutiamo e subito mi metto all’opera, il lavoro procede rapido, tutto sembra funzionare fino al momento di installare le pinze del freno, inspiegabilmente l’interasse dei fori non corrisponde, il mondo mi crolla addosso, che fare oltre che fantasticare crudeli ed atroci vendette sul venditore della forcella?  Non ci sono soluzioni, ormai indietro non si torna, con due fascette di plastica lego le pinze al paramotore, mi affiderò nel percorrere i 1600Km che mi separano da casa al solo freno posteriore, e ti pare poco!   Percorro un giretto di prova nel vialetto, tutto sembra funzionare, sono pronto per fuggire da quei brutti ricordi, per me è ancora Elefante.

Alle 21,00 sono ad Amburgo, pernottamento in ostello, la cucina è piena di giovani, alcuni con lineamenti orientali, molto chiassosi ed indisciplinati, probabilmente faccio inconsapevolmente parte di una festa, la musica ad alto volume e le numerose birre e bottiglie di super alcolici che vedo circolare mi fanno presagire un sonno agitato, sono un po a disagio, mi preparo la cena osservato con attenzione probabilmente sono oggetto di scherno ma non capisco quindi occhio non vede cuore non duole, il chiasso piano piano scema e nella mia cameretta da sei posti sono solo, il gestore ha avuto pietà di me, mi addormento, il GS è nel cortile sul retro, chissà se oggi vedendomi arrivare è stato contento o ha pensato: Noo, ancora lui……-

05/03     Se Dio vuole oggi la motoretta torna a casina, è ancora buio quando parto e sono contento di chiudere il cerchio di questa avventura, la primavera è alle porte e il sole mi riscalda, mentre guido penso al TDM che mi aspetta a casa, tra cinque giorni partirò per Dakar, l’Africa mi attende, sono elettrizzato, sembra quasi che il destino abbia voluto decidere per me, nonostante i tanti viaggi fatti insieme, non sono riuscito ad affezionarmi al GS, la considero lenta ed impacciata, un pachiderma che di malavoglia mi ha scorrazzato nelle mie avventure, obbligandomi a tante ore in officina a rimediare ai suoi numerosi malanni, questo incidente pone fine al nostro rapporto, non ho nessuna intenzione di ripararla e questi sono gli ultimi Km che percorriamo insieme, alla frontiera svizzera, il gendarme mi scruta da capo a piedi, capisce che c’è qualcosa che non va ma la coda di auto è lunga e forse l’occhio non cade sulle pinze del freno che ciondolano, inutilmente presenti, mi fa segno di passare, a Ponte Tresa guadagno la statale, le mie prospettive sono cambiate, oltre un mese è passato da quando percorrevo questa stessa strada ma in senso inverso e oggi a parte il danno economico, mi sento assai più leggero, inizia un altro capitolo della mia avventura, in sella ad una moto che ritengo più adatta ma soprattutto più affidabile anche se un tantino più scomoda ma questa è un’altra storia e ve la racconterò tra 17000 Km.

 

 

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